sabato 24 aprile 2021

Buongiorno, notte... a Hollywood


L'ultimo film di Quentin Tarantino, C'era una volta a Hollywood è anche un omaggio al cinema italiano.
A parte i riferimenti espliciti agli spaghetti western, c'è la riproposizione della soluzione narrativa di Buongiorno, notte di Marco Bellocchio, che parla  del rapimento e dell'omicidio di  Aldo Moro, avvenuto il 9 maggio 1978 ad opera delle Brigate Rosse.
Il film di Tarantino narra in maniera fantastica la vicenda di Sharon Tate, uccisa a Los Angeles il  9 agosto 1969 dai seguaci di una setta hippy satanista capeggiata da Charles Manson. 


Roberto Herlitzka interpreta Aldo Moro
Margot Robbie interpreta Sharon Tate

Marco Bellocchio e Quentin Tarantino

C'era una volta ad Hollywood e Buongiorno, notte sono due film maliconici su quello che è accaduto e che sarebbe stato bello fosse andato diversamente. 

Proprietà letteraria riservata
Le immagini hanno solo valore esplicativo
Marco Bonafede







martedì 20 aprile 2021

Una nuova copertina per il romanzo Sogni...


...che non posso utilizzare, perché è praticamente impossibile venire a capo dei diritti di copyright. E' una storia che merita di essere raccontata. 
Mia moglie mi ha segnalato una immagine vista su Facebook, marcata col logo besti.it, un sito di condivisione di immagini strane e umoristiche. 
 

Nel romanzo gli oniroterapeuti utilizzano gli avatar di Vincent Van Gogh, Paul Gauguin e Frida Kahlo.  Mi sono limitato a modificare l'immagine sostituendo la testa di Dalì con una di Gauguin tratta da uno dei suoi autoritratti.
Ho cercato di scoprire chi era l'autore. Mi ha aiutato Wirton Arvel che ha trovato su internet l'autore del fotomontaggio, il grafico turco Ertan Atay, noto anche come Failun Failun Mefailun.
C'è un articolo interessante sulle sue opere che trovate qui dove si scopre che l'immagine è tratta da una foto di scena del film  Once Upon a Time in Hollywood  dove appaiono il regista Quentin Tarantino e i protagonisti Leonardo DiCaprio e Brad Pitt. La foto è di Alexi Lubomirski.
Ertan Etay ha sostituito le teste, eliminato Tarantino e aggiunto una donna, che sembra tratta da una foto di moda, e a cui è stata applicata la testa di Frida. Sullo sfondo è stato messo un dipinto di Van Gogh.


Non è l'unica immagine di questo tipo presente su internet. Ce ne sono altre simili utilizzate per dei poster in vendita su  www.etsy.com e www.redbubble.com , forse anche alcune di esse opera di Etay. Le immagini sono anche finite su magliette e foulards.



E' ovvio che possono vantare diritti la produzione del film, il fotografo Lubomirski, Quentin Tarantino e i protagonisti Leonardo DiCaprio e Brad Pitt e Ertan Atay che ha realizzato il primo fotomontaggio. Ci sono poi gli autori delle varianti, chi ha fatto le foto alla modella con la testa di Frida e una Fondazione che detiene i diritti d'immagine della Kahlo. Chi vende poster e magliette ha pagato tutti? Insomma siamo di fronte ad un enigma giuridico che possono risolvere solo avvocati specializzati nelle notti di plenilunio. 
Però la Pop Art, che è legata concettualmente alla riproducibilità delle immagini, porta con se le queste contraddizioni.
Andy Warhol ha mai pagato i proprietari dell'industria Campbell per aver riprodotto le sue scatole di zuppa?   


Ha mai versato diritti agli eredi di Marilyn Monroe?


Ha mai stipulato un contratto con la  Repubblica Popolare Cinese?


E neppure Google Map mi paga per riprodurre nelle sue mappe terreni ed edifici di mia proprietà.


La legislazione diritto d'autore delle immagini è complicata. E bisogna andarci coi piedi di piombo. Finché si usano le immagini senza fini di lucro sostanzialmente c'è permissività, è diverso se si inseriscono  in un'opera che viene commercializzata. 
Avrei voluto realizzare una versione illustrata del mio romanzo, che fa riferimento a opere pittoriche di  Bruegel, Bosh, Paolo Uccello, Magritte, Klimt, Mirò, Dalì, Kahlo. Per i pittori antichi nessun problema ma per quelli più moderni nulla da fare: su internet  non si trovano abbastanza immagini di pubblico dominio o con licenza Creative Commons ( di libero utilizzo citando la fonte ) specialmente di Magritte. Ho deciso di lasciare perdere. Mi piacerebbe però un giorno potere utilizzare l'immagine a cui ho apportato un piccolo contributo ( la testa di Gauguin ) perché è un punto incontro tra cinema, romanzo e pittura.



Proprietà letteraria riservata. 
Le immagini hanno solo valore esplicativo
Marco Bonafede






domenica 28 marzo 2021

Rocco Schiavone è Brancaleone

Il mio personaggio televisivo preferito negli ultimi tempi è il vicequestore Rocco Schiavone, interpretato da Marco Giallini. E' il protagonista dei romanzi di Antonio Manzini pubblicati da Sellerio. 
Non mi sono posto mai il problema del perché mi piacesse tanto, ma improvvisamente l'altra sera l'ho capito: Rocco Schiavone è la reincarnazione di Brancaleone da Norcia, il protagonista del film L'armata Brancaleone di Monicelli del 1966, interpretato da Vittorio Gassman. 



Avevo appena visto Ah l’amore, l’amore, l'ultima puntata della serie 2021 trasmessa in tv, che si conclude con una tragicomica scena erotica:  Rocco Schiavone viene legato al letto dalla giornalista Sandra Buccellato, che l'aveva invitato a passare la notte di capodanno nel castello di famiglia. 



Il personaggio della ricchissima, affascinate e un po' perversa Sandra è ispirato alla principessa bizantina Teodora, che Brancaleone incontra nelle sue avventure. In una delle scene più divertenti del film, Brancaleone ne viene sedotto e preso a frustate in un impeto sadomaso di cui lui non comprende la raffinatezza erotica.


I personaggi scombinati e inconcludenti, l'attenzione per i perdenti e la gente comune, il linguaggio pieno di influenze dialettali sono caratteristiche condivise dalla serie di Rocco Schiavone e da L'armata Brancaleone.


Gianni Rondolino nel Catalogo Bolaffi del cinema italiano 1966-1975 (da Wikipedia) a proposito de L'armata Brancaleone, ha scritto:
"...esempio di film maccheronico tutto costruito sui temi della farsa e del dramma, dell'avventura e della satira, stravolti da una continua invenzione formale, a livello di linguaggio e di stile cinematografico, che fa scaturire dalle immagini e dai dialoghi un'interpretazione grottesca sia nella realtà rappresentata sia nei modi della sua rappresentazione."  
Se ci riflettete può andare benissimo anche come recensione della serie di Rocco Schiavone.


La cosa che più mi ha fatto piacere  è trovare una intervista  di Antonio Manzini, in cui dice esplicitamente che L'armata Brancaleone è uno dei suoi film preferiti.
Il suo Rocco Schiavone è un esempio perfetto della commistione tra cinema e romanzo. 

Marco Bonafede
proprietà letteraria riservata
Le immagini sono solo esplicative del testo